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Circolare Agenzia delle Entrate Voluntary Disclosure

Circolare attuativa dell’Agenzia delle Entrate: Risvolti penali della Voluntary Disclosure

Circolare n. 10 del 13 Marzo 2015

Con l’uscita della Circolare dell’Agenzia delle Entrate n.10 del 13 marzo 2015, il quadro da valutare per la possibile adesione alla Voluntary Disclosure si è fatto decisamente più chiaro.

La circolare ovviamente non ha potuto eliminare qualsiasi dubbio o perplessità sull’operazione di rientro dei capitali, ma ha sicuramente palesato la posizione dell’Agenzia delle Entrate nei confronti dell’operazione che,  data la complessità dell’argomento, non ha escluso l’emanazione di ulteriori indicazioni.

Soluzioni a favore del cliente

Su molti fronti, la circolare dell’Agenzia delle Entrate tende a fornire soluzioni a favore del cliente:

è il caso della possibilità di integrare la documentazione entro 30 gg dall’invio della richiesta di accesso alla procedura e la lettura “flessibile” sulle cause di inammissibilità (ove viene garantito l’accesso alla collaborazione per quei tributi e quegli anni d’imposta non inclusi negli atti notificati al contribuente).

Soluzioni sfavorevoli al cliente

In altri ambiti, invece, alcune prese di posizione dell’Agenzia non sono così di favore:

è il caso del raddoppio dei termini per violazioni penalmente rilevanti.

In tali ipotesi, ed indipendentemente dalla localizzazione degli investimenti esteri (se quindi paesi Black o White List), la sola rilevanza penale della violazione comporta l’automatico raddoppio dei termini dell’attività di accertamento da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Calando tale ipotesi nella procedura della Collaborazione Volontaria, in relazione soprattutto alla cosidetta collaborazione nazionale, la “disclosure” degli imponibili italiani a suo tempo non dichiarati potrebbe esporre il contribuente al rischio accertamento su anni d’imposta altrimenti già “chiusi” fiscalmente.

Risvolti penali

Tale interpretazione risulta ostativa al successo dell’operazione di Voluntary Disclosure sotto un duplice aspetto.

Da una parte, infatti, vanifica l’ingente sforzo attuato per portare a casa entro i termini previsti i trattati di collaborazione fiscale con alcuni ex stati Black List (vedi Svizzera e Principato di Monaco), accordi che consentono appunto il non raddoppio dei termini ai fini della procedura per tali paesi.

Dall’altra, il tema del raddoppio dei termini in caso di violazioni penalmente rilevanti era già stato oggetto di una lettura favorevole ad opera della legge delega in ambito fiscale, provvedimento la cui attuazione si è arenata a Natale scorso per motivi di natura prettamente politica (in quanto considerato “salva Berlusconi”).

Si rischia quindi di compromettere la buona riuscita dell’operazione VD in quanto ancora applicabile, seppur incidentalmente, una norma la cui modifica in senso favorevole era già stata prevista ed autorizzata dal nostro Governo e che per vicende esterne si attuerà non prima (o pericolosamente a ridosso) del termine ultimo previsto per l’adesione alla collaborazione volontaria.

Considerazioni conclusive

Sarebbe quindi auspicabile che su questo particolare punto si intervenisse a livello normativo in modo da garantire l’operatività dell’orientamento già espresso, anche ai soli fini della procedura, in attesa che si dia corso all’attuazione effettiva della delega fiscale.

Silvia Maria Calcioli, commercialista presso lo Studio Calcioli a Roma.

Per pareri e consulenze, troverete tutti i riferimenti per contattare Silvia Maria Calcioli nella pagina Contatti  del sito.

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